Diaconato Permanente
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La Storia

Storia del diaconato permanente postconciliare nella Diocesi di Pozzuoli

SETTE MARTIRI PUTEOLANI

L'iconografia pittorica del martirio dei sette martiri è molto vasta e se pure in primo piano vi è sempre la decapitazione di S. Gennaro, intorno a lui, in attesa del loro martirio, oppure a terra già decapitati, gli autori dei quadri hanno sempre inserito gli altri martiri. I tre diaconi PROCOLO, FESTO e SOSSO indossano la tipica dalmatica del loro ordine sacro.

 

 

 

 

SAN SOSSIO
(SOSSO o SOSIO) di MISENO

San Sosio nacque a Miseno nel 275 d.C., secondo quanto riportato dal martirologio del Venerabile Beda. Esistono differenti versioni circa il vero nome del santo, tra Sosio, Sossio e Sosso. Tra gli studiosi è prevalente l'opinione che si tratti di un nome di origine latina, Sosius, nome di una gens romana. Egli è celebrato come diacono giovane e brillante della chiesa di Miseno, zelante nella sua funzione e umilmente sottomesso al suo vescovo con il quale, come recitava una epigrafe dedicatagli nella basilica vaticana da papa Sammaco (498-514), condivise la gloria del martirio. Giovanni Diacono lo definì "uomo nel quale si erano affollati tutti i carismi della Grazia"; a dimostrare la fama di santità di cui godeva ancora in vita, basti ricordare che prelati illustri sentivano il bisogno di venire a Miseno a conferire con lui . Fu talmente ripieno di Spirito Santo che il suo consiglio fu richiesto anche dal grande vescovo di Benevento San Gennaro. Durante una di queste visite, nel 304, San Gennaro, celebrando la Santa Messa della terza domenica di Pasqua, vide apparire sul capo di Sosio, mentre questi proclamava il Vangelo, una fiamma simile a quella discesa sulla fronte degli Apostoli il giorno di Pentecoste. San Gennaro, rivelata agli astanti la visione, abbracciò il giovane profetizzandone il prossimo glorioso martirio. La persecuzione avviata l'anno prima da Diocleziano era nel frattempo giunta al suo culmine e Miseno, sede della flotta pretoria imperiale,era un luogo estremamente pericoloso per i cristiani: non per questo San Sosio limitò la sua opera, proseguendo con fervore nella predicazione della parola di Cristo contro i falsi idoli. Tradito da delatori, fu condotto in carcere a Pozzuoli e torturato affinché abiurasse la sua Fede. Lo stesso san Gennaro, che pur non ignorava il pericolo cui si esponeva, si recò a fargli visita in carcere e in quell'occasione fu imprigionato anch'egli, insieme al lettore Desiderio e al diacono Festo anch'essi di Benevento. Tutti furono destinati ad essere dati in pasto alle belve nell'Anfiteatro di Pozzuoli, ma una serie di eventi miracolosi non consentì di eseguire la condanna: condotto dunque alla Solfatara (Foro di Vulcano), San Sosio fu decapitato insieme ai suoi compagni il 19 settembre del 305. Il suo corpo fu traslato a Miseno il 23 settembre dello stesso anno, che fu fissato come giorno della sua festa. La distruzione di Miseno da parte dei Saraceni provocò la migrazione della popolazione verso l'interno, con la successiva fondazione di Frattamaggiore: qui i misenati portarono con loro il culto del Santo, facendone il Patrono della città. I Benedettini, che ai principi del X secolo ne ritrovarono le spoglie fra le rovine della chiesa misenate, ne custodirono il corpo a Napoli, presso il convento di San Severino, preservandolo dalle scorrerie dei Saraceni: grazie a loro se ne diffuse il culto in Campania, nel Lazio e persino in Africa. Nel 1807, in seguito alla soppressione del convento ad opera di Napoleone, le spoglie del Santo insieme a quelle dell'Apostolo del Norico San Severino, che per tanti secoli avevano riposato accanto nel convento dei Benedettini, furono traslate nella Chiesa madre di Frattamaggiore, dove ancora oggi sono oggetto dell'amore e della venerazione di tutti. Il santo è particolarmente venerato anche a Castro dei Volsci (Frosinone). Il popolo lo invoca efficacemente contro i mali delle ossa.

Il Santo Diacono
PROCOLO

Secondo la narrazione più antica della Passio Sancti Ianuarii, denominata Atti Bolognesi (fine VI-inizio VII secolo), Procolo, diacono della comunità cristiana puteolana, sarebbe stato martirizzato nell'anno 305 nel corso della persecuzione voluta dall'imperatore Diocleziano.Da questi scritti si apprende che il vescovo di Benevento Gennaro si era recato a Pozzuoli per visitare il diacono Sosso di Miseno,incarcerato per aver difeso il proprio vescovo. Anche Gennaro fu incarcerato perché confesso di essere cristiano e vescovo. Stessa sorte subirono il diacono Festo e il lettore Desiderio anch'essi di Benevento.I quattro furono condannati alla decapitazione.Il diacono puteolano Procolo e i laici Eutiche e Acuzio anch'essi di Pozzuoli vennero incarcerati e condannati alla stessa pena perché avevano preso le difese dei compagni di fede.I sette cristiani subirono la decapitazione nei pressi della Solfatara in un luogo dove verso la fine del VI secolo venne eretta una chiesa in onore di san Gennaro.Secondo la tradizione popolare i sette martiri furono prima rinchiusi nelle celle dell'anfiteatro Flavio perchè condannati ad essere divorati dalle belve (forse orsi) nel corso di uno dei tanti spettacoli che si svolgevano nell'arena puteolana.Qui però avvenne il miracolo,in quanto gli animali si inginocchiarono al cospetto dei sette condannati.Per questo furono trasferiti nel Foro dove il magistrato giudicante,certo Dragonzio,li condanno alla decapitazione. Il corpo del martire Procolo fu sepolto, stando alle fonti,nel pretorio di Falcidio che dovrebbe trovarsi nei pressi della necropoli di via Celle.Il nome Proculus è molto ricorrente nella lingua latina ed è riferito al figlio nato mentre il padre era lontano.La festività di san Procolo veniva celebrata il 18 ottobre ma fu poi spostata,con decreto della Congregazione dei Riti del 10 dicembre 1718, al16 novembre in quanto ad ottobre molti puteolani erano impegnati nei lavori dei campi.Le relique del Santo,insieme ad altri, di san Gennaro e di sant'Eutiche, secondo fonti storiche,sarebbero state trafugate nell'anno 871 e portate da un cavaliere svevo nell'abbazia di "Angia Dives" nell'isola di Reichenau sul lago di Costanza in Svizzera, dove furono conservate .Una parte delle relique del martire furono riconosciute e recuperate grazie alle ricerche di Mons. Antonio Gutler,confessore della regina di Napoli Maria Carolina. Le relique di san Procolo furono riportate a Pozzuoli il 13 maggio 1781.Da allora la città di Pozzuoli e la diocesi,con solenni festeggiamenti rievocano il ritorno dei resti mortali di san Procolo nella città natale.Nella seconda domenica di maggio,le relique e il busto argenteo del Santo martire vengono portate in solenne processione per le vie della città.La comunità cristiana di Puteoli venerò quasi da subito il martire Procolo, come principale patrono della città e della diocesi.Tra la fine del V e gli inizi del VI secolo, al Santo fu dedicato, come chiesa,lo splendido edificio marmoreo che il ricco mercante Lucio Calpurnio aveva fatto erigere in onore dell'imperatore Ottaviano Augusto. Soprattutto per merito del vescovo Martin de Leon y Cardenas (1631-1650), questa costruzione divenne una cattedrale degna della antiche tradizioni apostoliche di Pozzuoli,oggi in fase di ultimazione dei lavori di riedificazione e restauro dopo il devastante incendio del 16 maggio 1964.

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